Alla scoperta della spiritualità del Tibet

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Descrizione itinerario

1° giorno: volo Pechino-Lhasa, con scalo a Xi’an. Vediamo l’altopiano sotto di noi, ma a causa del vento forte, l’aereo è costretto a tornare indietro per un paio d’ore, prima di tentare nuovamente l’atterraggio. Finalmente atterriamo, arriviamo in hotel e ha inizio il processo di acclimatazione all’altitudine (Lhasa si trova a 3650m s.l.m.). Ceniamo in un locale sulla strada vicino al nostro hotel…l’influenza cinese è evidente, ma questo non nuoce particolarmente alla spiritualità del Tibet.

2° giorno: la nostra prima giornata inizia con la visita del Drepung monastery, il più grande monastero del Tibet, e uno dei tre monasteri del Buddhismo tibetano di scuola Gelug. Salendo e scendendo tra le varie stradine e scale degli edifici del monastero, iniziamo a percepire l’altitudine tibetana che ci lascerà spesso senza fiato. Il Drepung monastery è, ora, nuovamente abitato dai monaci, che incontriamo intenti ad adempiere ai loro rituali giornalieri.
Dopo pranzo, torniamo verso il cuore della città di Lhasa e ci dirigiamo al tempio di Jokhang. Arriviamo in prossimità dell’orario di chiusura, il che ci permette di visitare il tempio quasi senza nessun’altra persona. È all’esterno del tempio, però, che assistiamo al “circuito di pellegrinaggio”, dove i pellegrini tibetani giungono da ogni angolo della regione: Barkhor street. Noterete i pellegrini percorrere la “via santa” in senso orario mentre pregano inginocchiandosi, prostrandosi interamente a terra, o facendo girare le ruote di preghiera. La strada è ormai diventata un importante centro commerciale con molti negozi e bar/ristoranti, noi decidiamo di riposarci e bere un tè al burro di Yak in una caffetteria al primo piano di un palazzo, da cui possiamo ammirare le migliaia di pellegrini intenti a praticare la “Kora” (letteralmente “circumambulazione”).

3° giorno: in mattinata visitiamo il Potala Palace, centro spirituale e storico del Tibet, e uno dei simboli più riconosciuti in Occidente. Prima di entrare, la nostra guida ci consiglia di eseguire la Kora dell’antico palazzo come effettuano i pellegrini che giungono qui. Il tempo della visita è piuttosto ridotto e il percorso è ben delimitato; nonostante questo, la visita permette di entrare in contatto con la meraviglia di questo sito Unesco, nonché palazzo antico più alto del mondo. Al suo interno, troviamo antichi manoscritti, statue, reliquie e affreschi che ci accompagnano alla scoperta della storia e della spiritualità del popolo tibetano.
Il pomeriggio invece è riservato alla visita del Sera monastery, dove quotidianamente avviene il dibattito dei monaci. Anche questo monastero fa parte della scuola buddhista Gelug e, all’interno della “Corte del dibattito”, i monaci praticano ogni pomeriggio gli insegnamenti studiati utilizzando particolari e vigorosi gesti.

4° giorno: a causa del maltempo, il nostro itinerario subisce una piccola variazione e non visitiamo oggi Yamdrok Lake (lo visiteremo al ritorno il settimo giorno). Lasciamo Lhasa di prima mattina: direzione EBC (Everest Base Camp) su un piccolo pulmino che ci accompagnerà per tutto il percorso. La giornata è intervallata da soste a bordo strada per ammirare laghi e paesaggi naturali incontaminati; usufruiamo di punti di ristoro e bagni all’aria aperta, mentre gli Yak passeggiano in tutta tranquillità attorno a noi. Nel tardo pomeriggio arriviamo a Shigatse (3900m s.l.m.), la seconda città del Tibet, dove pernotteremo per la notte e tappa obbligatoria per ottenere il permesso da visitatori che ci farà accedere all’area dell’EBC.

5° giorno: la sveglia suona presto e, caricati gli zaini, ripartiamo con un sottofondo di preghiere e canti buddhisti. Le strade – che portano all’EBC – sono state negli ultimi anni quasi interamente asfaltate, ma prevedete lunghi saliscendi con tornanti a perdita d’occhio. La vista ci lascia senza parole mentre raggiungiamo prima il Tsola Pass (4600m s.l.m.) e successivamente il Gyatsola Pass (5248m s.l.m.), il punto più alto del nostro viaggio in Tibet. Entrando finalmente nella Riserva naturale nazionale del Mt. Everest, ci fermiamo in più punti panoramici (uno tra questi è il Gawula Pass a 5198m s.l.m.) per ammirare la bellezza e maestosità della catena montuosa dell’Himalaya che si staglia all’orizzonte davanti a noi. Nel pomeriggio, infine, arriviamo all’EBC (5200m s.l.m.) mentre il sole cala illuminando la punta dell’Everest.
La notte si trascorre, nei mesi invernali, nella guesthouse più alta al mondo (durante la stazione estiva, invece, è possibile dormire nelle tende)… la temperatura scende e l’altitudine si fa sentire… ci ricordano di bere molto e… l’alba arriverà.

6° giorno: svegliarsi alla base dell’Everest succede a pochi, e forse, una sola volta nella vita: un’esperienza unica. Noi saliamo verso un piccolo monastero, il Rongbuk monastery, e da lì, in silenzio, ammiriamo per l’ultima volta l’Everest.
Rientriamo a Shigatse nel tardo pomeriggio, dove visitiamo Tashilunpo Monastery, qui tradizionalmente hanno risieduto vari Panchem Lama. Consiglio il mercato locale nelle vicinanze dove troverete qualsiasi oggetto; è un’ottima occasione per acquistare prodotti locali.

7° giorno: di prima mattina lasciamo Shigatse e ci dirigiamo alla volta di Gyangtse, visitiamo Pelkor Monastery e Gyantse Kumbum e ammiriamo, da lontano, la fortezza di Gyangtse. Sulla strada per Lhasa saliamo fino al Manak Dam Lake, dove, al Simila Mountain Pass, il vento passa attraverso le numerosissime “prayer flags” che si estendono in ogni direzione.
Proseguendo lungo la strada, si passa ai piedi del ghiacciaio Korola e, infine, arriviamo all’inizio del Yamdrok Lake (4800m s.l.m.). È uno dei tre laghi sacri del Tibet: la tradizione vuole che il lago aiuti i tibetani a trovare l’anima reincarnata del Dalai Lama. Il tempo cambia repentinamente e con esso anche i colori dell’acqua. Salutando Yamdrok Lake, si prosegue la strada per Lhasa.
Ceniamo con i nostri compagni di viaggio per l’ultima cena in Tibet e camminiamo fino al Potala Palace, ci sembra giusto concludere la nostra esperienza in questa regione del mondo ammirando per l’ultima volta l’antico palazzo del Dalai Lama.

8° giorno: chiudiamo gli zaini, prendiamo l’ultima boccata d’aria fresca e incontaminata, e saliamo sul nostro aereo direzione Pechino con scalo a Chengdu. È nella capitale cinese che stiamo frequentando infatti il secondo anno di triennale; Pechino ci accoglie con il suo solito grigiore, mentre lasciamo l’aeroporto eternamente grati per l’esperienza appena vissuta.

Ulteriori informazioni e suggerimenti

Viaggiare in Tibet è possibile mediante l’uso di guide locali che vi accompagneranno per la durata della vostra permanenza. È possibile viaggiare in gruppo (noi eravamo in cinque viaggiatori) oppure con un tour privato, con autista e accompagnatore.
Prediligete tour con 3 gg a Lhasa per abituarvi all’altitudine della regione tibetana.

I prezzi dei voli intercontinentali per il Tibet possono essere elevati, il mio consiglio è di spezzare il viaggio aereo passando qualche giorno nelle grandi città cinesi che offrono un collegamento diretto con Lhasa, sia per ridurre i costi sia per abituarsi al fuso orario (Pechino, Shanghai, Xi’an, Chengdu e Chongqing offrono collegamenti giornalieri con Lhasa).
La regione tibetana è raggiungibile anche in treno da Pechino o Shanghai o entrando via terra dal Nepal.

I vostri accompagnatori/guide non si stancheranno mai di ricordarvi di bere molto (acqua e tè sono preferibili) per abituare il vostro corpo all’altitudine.

Noi abbiamo viaggiato nelle prime settimane di novembre, le temperature erano miti e abbiamo avuto sempre giornate di sole. Se potete, evitate i periodi più turistici come i mesi più caldi o in concomitanza con festività cinesi (es. la prima settimana di ottobre in Cina è festa nazionale, un po’ come il nostro Ferragosto), avrete l’occasione di vivere il Tibet insieme ai locali intenti a compiere i pellegrinaggi e a visitare i luoghi di culto.

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