Alla scoperta di Zanzibar

Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su email

Descrizione itinerario

1° giorno: arriviamo a Zanzibar con volo notturno da Milano Malpensa.
All’aeroporto ci aspetta l’autista del Warere House, il nostro alloggio per le prime due notti a Stone town.
Siamo stanchi, ma usciamo subito alla scoperta della città. Girovaghiamo per le strade assolate e abbastanza desolate del centro. Pranziamo in un ristorante zanzibarino consigliato dal gestore dell’alloggio, il Monsoon, che si trova proprio a ridosso di Fodorhani Gardens. Entriamo subito nell’atmosfera e nei costumi del posto gustandoci il nostro pranzo Swahili seduti tra grandi cuscini adagiati per terra nella lentezza tipica di Zanzibar.
Dopo un riposino nel pomeriggio riprendiamo la visita del centro.
Forodhani Park è il centro nevralgico della città, da qui si gode tutta la bellezza dei palazzi coloniali e del forte arabo.
Non sono tantissime le cose da vedere in realtà, ma vale la pena fermarsi ad ammirare queste: la Casa delle Meraviglie, la Chiesa Anglicana, la casa di Freddie Mercury, il mercato di Darajani, il vecchio dispensario.
Al tramonto la città si accende, inizia a vivere e pulsare di musica, balli, l’odore di cibo invade tutte le strade. Ci fermiamo a mangiare in piazza del pollo allo spiedo e degli spiedini di pesce, prima di tornare all’alloggio.

2° giorno: ci svegliamo presto per dirigerci alla spiaggia e cercare qualcuno per accompagnarci a Prison Island per vedere le tartarughe giganti.
Acquistiamo un pacchetto completo per Prison Island e Nakupenda con pranzo sull’isolotto a 200 dollari (in 4 + bambino).
Per raggiungere Prison Island o Changuu Island (chiamata così dai locali) ci vogliono circa 20 minuti. Raggiunta l’isola si può entrare a vedere la riserva di tartarughe giganti delle Seychelles e le rovine delle prigioni che ospitavano gli schiavi.
Una volta terminata la visita arriviamo a Nakupenda che in swahili significa “ti amo”. Questa lingua di sabbia con la bassa mare affiora dal nulla e rimane solo per qualche ora asciutta e circondata da un oceano meraviglioso.
Nakupenda è il paradiso. Un paio di barchette attraccano vicino alla nostra e i ragazzi iniziano a trafficare con il pesce e il pentolame.
In pochi minuti allestiscono per noi una tenda e preparano fuochi per cuocere pesce e patate fritte. E’ tutto meraviglioso e surreale. Ci godiamo la giornata in totale tranquillità, gustando dell’ottimo pesce. Risaliamo sulla barca mentre la sabbia viene ricoperta con l’innalzarsi della marea.
3° giorno: l’autista del nostro alloggio a Kiwengwa, ci viene a prendere al Warere House e ci porta a fare il tour delle spezie, classica visita alle piantagioni nel centro dell’isola. Purtroppo il tempo non è favorevole, piove a dirotto, ma la visita la facciamo ugualmente. Le strade diventano fiumi e noi, partiti con infradito e scarpe da tennis, in tempo zero ci ritroviamo infangati dalla testa ai piedi. Ci divertiamo comunque molto, complici le guide del parco che oltre a mostrarci tutte le piante presenti, ci intrattengono con canti swahili e arrampicate sulle palme da cocco.
Ci rendiamo conto che qui non esistono problemi insormontabili, non a caso Hakuna Matata è il loro motto: “nessun problema”.
Arriviamo a Kiwengwa e quindi al nostro appartamento ad ora di pranzo. Il residence è bellissimo, ma intorno a noi c’è il nulla, se non case fatiscenti e qualche baracca adibita a negozio.
Appena ritorna il sole decidiamo di andare ad una spiaggia vicino al residence. Per raggiungerla bisogna percorrere una stradina sterrata tra le case degli abitanti del posto. I bambini giocano ovunque, le donne sono sull’uscio e parlano tra di loro, ci sono polli in mezzo alla strada.
Il mare è meraviglioso, dai colori splendenti. La spiaggia è enorme nonostante l’alta marea. Si percepiscono tutte le sfumature del blu e del verde.
Veniamo avvicinati da vari beach boys, che vogliono venderci di tutto. Uno di loro a fine giornata ci accompagna nel suo negozio di fiducia e ci spiega l’arte della contrattazione.

4° giorno: decidiamo di non allontanarci dalla nostra zona, ma di imparare “l’arte di vivere a Zanzibar” dalla gente del posto che è felice di insegnarci tanti trucchetti.
Facciamo conoscenze di tutti i tipi: dagli artigiani del legno alle venditrici di tessuti, dagli autisti ai marinai e qualche pescatore che ci porta ogni giorno il pesce.
Non sono molti quelli che affittano un appartamento, è più facile trovare decine di turisti con il braccialetto al polso scortati dai Masai qua e là, ma che non si allontanano mai dal villaggio turistico.
Il guardiano del residence ci comunica di rendersi disponibile a preparare il grill all’occorrenza e quindi decidiamo di dargli subito l’impegno fisso per la sera. Al pesce avremmo provveduto noi di volta in volta.

5° giorno: il terzo giorno a Kiwengwa decidiamo di iniziare ad esplorare l’isola e ci affidiamo ad un ragazzo conosciuto in spiaggia, che con il suo fuoristrada ci porta a Jozani Chwaka Bay National Park, più conosciuta come Jozani Forest.
E’ la foresta più estesa di Zanzibar e custodisce varie specie di uccelli rari, molte specie di farfalle ed è la casa delle Red Colombus, le scimmie rosse. Addentrandosi nella fitta vegetazione è facile avvistarle e fotografarle in totale tranquillità. Al prezzo di 8 dollari ciascuno, facciamo una visita guidata all’interno dell’area protetta e in un piccolo zoo adiacente, dove ci viene proposto di toccare con mano anche serpenti, ragni e animaletti vari. Il pomeriggio lo trascorriamo nel piccolo villaggio di pescatori di Jambiani che gode di una spiaggia bellissima e abbastanza conosciuta per le sue acque limpide.
Troviamo un piccolo ristorantino sulla spiaggia, mangiamo del pesce e ci crogioliamo al sole aspettando che tramonti. Le giornate sono corte ad agosto e alle 19 abbiamo già cenato. Finora non siamo mai usciti col buio perché non c’è molto da fare e in molti sulla spiaggia ci hanno spiegato che non è sicurissimo uscire la sera. Decidiamo comunque di fare due passi e seguendo la musica in lontananza di un locale sulla spiaggia, arriviamo in un baretto frequentato principalmente da locali e da qualche turista avventuriero.
Nel ritornare all’alloggio ci accorgiamo che la luna è gigantesca ed è l’unica fonte di luce che ci permette di ritrovare la strada di casa.

6° giorno: passiamo la giornata in totale relax, girovagando tra le bancarelle in spiaggia. Ognuna di loro è una galleria d’arte: quadri, tovaglie, infradito in pelle, lavorazioni minuziose in legno e non solo.
Il mare è scomparso. È impressionante come il panorama cambi da un momento all’altro. A volte per fare il bagno bisogna fare metri e metri per raggiungere il mare.

7° giorno: c’è alta marea e quindi decidiamo di andare verso la barriera corallina approfittando di una delle barche ormeggiate. I marinai sono tanti e le barche poche, ma riescono a turno a portare i turisti alla barriera. Se c’è una cosa che bisogna sapere è che qui non esiste un orario preciso, se ti dicono “ok ti porto” non c’è un appuntamento fissato. “Pole Pole”, piano piano, è quello che ripetono in continuazione.

8°-9° giorno: Il mare di Kiwengwa è differente ogni giorno e in base a come si presenta la spiaggia decidiamo di volta in volta cosa fare. Se c’è bassa marea facciamo lunghe passeggiate sulla spiaggia e andiamo a trovare i nostri amici artigiani contrattando sui prezzi degli oggetti che abbiamo deciso di riportare a casa. Poi rimaniamo ore e ore ad ammirare le donne che coltivano le alghe e che approfittano proprio della bassa marea per raccoglierle.
Se c’è alta marea invece ci godiamo il mare e le lunghe nuotate vicino alla barriera corallina.
Abbiamo scoperto che è possibile comprare un po’ di pollo e del manzo da qualche abitante del posto. Lo facciamo alla brace al chiaro di luna con l’aiuto del custode del residence che ogni sera ci aspetta con il fuoco pronto e che è diventato nostro amico.

10° giorno: ci facciamo portare da un ragazzo a visitare il nord dell’isola. Decidiamo così di andare a Matemwe e all’isola di Mnemba.
La prima è famosa per la sua spiaggia, che dicano sia una delle più belle dell’isola. È bella, ma la cosa che ci ha colpito di più è la sua tranquillità. Noi non abbiamo trovato molti turisti e quindi abbiamo trascorso ore in totale pace e solitudine.
Mnemba invece è un isolotto privato in cui non è possibile attraccare con la barca, ma è permesso fare snorkeling nella barriera corallina che lo circonda. I colori dell’acqua sono incredibili.

11° giorno: abbiamo deciso di lasciare a Zanzibar qualche indumento, così trascorriamo la giornata sulla spiaggia a regalare quello che abbiamo portato per loro.

12° giorno: ci dirigiamo nuovamente a nord alla scoperta di Nungwi, quella che secondo me è la spiaggia più bella in assoluto.
E’ la località più turistica che abbiamo visto, ma il mare è fantastico.
Conosciamo qualche pescatore che ci vende del pesce e ci invita a casa per farci scegliere quello che preferiamo. È tutto così bello e amichevole che ci sembra di essere qui da mesi.

13°-14° giorno: purtroppo il nostro tempo a Zanzibar è finito e la tristezza inizia a farsi sentire. L’ultima sera decidiamo di ritornare al locale sulla spiaggia in compagnia delle persone che abbiamo conosciuto in questi giorni, offrendo loro la cena e trascorrendo una bellissima serata.
Ci aspetta poi il lungo viaggio di ritorno a Milano.

Ulteriori informazioni e suggerimenti

Potrete amare Zanzibar solo uscendo e vivendo tra la gente. Non abbiate paura, è un posto tranquillo e gli abitanti saranno sempre pronti a darvi consigli. Troverete tanta disponibilità, gentilezza e curiosità.

Zanzibar non è solo mare bello e spiagge bianche. Zanzibar è tranquillità, natura, storia, arte, leggerezza, fratellanza, tolleranza.
Proveranno sempre e comunque a spillarvi qualche soldo in più, ma voi contrattate su tutto.

Potrebbero interessarti anche questi itinerari:

Vuoi condividere i tuoi itinerari di viaggio?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vuoi condividere un itinerario di viaggio?