Namasté Nepal

Descrizione itinerario

1° giorno: il nostro viaggio inizia da Arbus, il piccolo paese in Sardegna dove viviamo. Prendiamo il primo volo per Roma da Cagliari, scalo a Doha e dopo 19 ore arriviamo nel piccolo aeroporto di Kathmandu. Dopo le pratiche di arrivo e ottenuto il nostro visto turistico, il nostro contatto dall’ostello è già fuori che ci attende. Assieme a lui ci immergiamo nel caos nepalese: ci si supera in qualsiasi situazione stradale, non importa se il semaforo è rosso o se dalla parte opposta arriva un tir. Arrivati nel nostro quartiere, Thamel, stanchi per il viaggio, giusto il tempo per una passeggiata esplorativa per ottenere una sim locale e ci buttiamo a letto nella nostra camera glaciale, ma felici all’idea che siamo all’inizio della nostra avventura.

2° giorno: Kathmandu la mattina ci ha dato una impressione fortissima. Siamo usciti di buon ora e ci siamo subito incantati nell’osservare il risveglio della città. Agli ingressi dei negozi si brucia dell’incenso, affianco ad un vasetto dove poggiano dei fiori. Quasi tutti gli angoli delle strade sono composti da dei tempi o altari dove i passanti possono fare una piccola preghiera e suonare la campana: un suono che sarà ovunque in qualsiasi città o villaggio, dalle quattro del mattino in poi, ogni giorno. Da Thamel, andiamo diretti a Durbar Square. Dopo aver pagato l’ingresso (tutte le Durbar Square delle città hanno un costo d’ingresso), iniziamo l’esplorazione del centro storico, anche se purtroppo i danni del terremoto del 2015 sono ancora presenti, con la maggior parte dei tempi in restaurazione. La piazza comunque non ha perduto il suo fascino. Man mano che il sole sorge, è stupendo sedersi nei gradini e osservare le persone, i sorrisi, continuare a cercare angoli e scorci da fotografare. La mattina passa veloce così come il pomeriggio, che impegniamo interamente a perderci tra un vicolo e una strada, fino a che non arriviamo ai piedi del tempio di Swayambhunath. Questo è un complesso Buddista famoso oltre che per i suoi innumerevoli scalini, per le scimmie che un po’ ovunque ti corrono incontro e ti guardano in un misto di curiosità e attenzione, speranzose forse di ricevere un biscotto o del cibo. Attenzione però: non lasciate incustodite fotocamere e cellulari, sono pronte a fregarvele da sotto in naso!

3° giorno: il terzo giorno decidiamo di spostarci a Bhaktapur. Anche li, una volta in Durbar Square e lasciati i bagagli nel miglior alloggio di tutta la nostra vacanza, scendiamo in strada alla ricerca di un pranzo decente (per quanto mi riguarda è stata un’impresa difficile in Nepal, ve lo assicuro). Visitiamo poi la bellissima e piccola cittadina, un gioiello! Da non perdere Pottery Square oltre a piazza Durbar: è la zona della cittadina dove i lavoratori di vasellame portano avanti una tradizione centenaria. Realizzano vasi, piatti, oggetti in ceramica che vengono posti al sole per asciugarsi, così da essere pronti alla distribuzione e al commercio. Fermatevi ad ammirare da vicino il lavoro, chiunque di loro sarà disponibile a mostrarvi come lo fa e orgogliosamente sarà in posa per una fotografia.

4° giorno: oggi decidiamo di recarci in un altro paese davvero piccolo, nella strada per Pokhara: Bandipur. Ci si arriva chiedendo all’autista di farvi scendere a Dumre (direzione Pokhara appunto). Da qui in taxi si sale (volendo anche a piedi, se il tempo permette) verso un paese fantastico, immerso nella montagna e con delle viste paradisiache, che iniziano a farmi capire perché il Nepal è associato alla natura. Sparito lo smog di Kathmandu, li respiri aria pura, il cibo è più salutare, le persone sembrano vivere più rilassate. Insomma, Bandipur è un ottimo posto per fermarsi e rilassarsi una sera con un buon libro, un tè e aspettare dalla veranda dell’ostello il tramonto.

5° giorno: da Bandipur arriviamo a Pokhara, un paese atipico per quelle che sono le altre cittadine nepalesi. È molto più turistica ed è il vero e proprio punto logistico di partenza per tantissimi trekking. Negozi di abbigliamento discutibilmente tecnico si alternano ad agenzie di viaggio e addirittura pub. Carina la zona a bordo lago dei ristoranti, caotica la via principale. Diciamo che Pokhara è un posto di passaggio per una doccia calda prima dell’inizio del vero motivo del nostro viaggio: il trekking per Poon Hill.

6° giorno: dopo il completamento delle pratiche di ingresso al parco Annapurna, diamo via al trekking, che il primo giorno ci porterà da Hile (1900mt) fino ai lodge di Ulleri (2000mt circa). Il percorso non è particolarmente impegnativo, ma appena troviamo i primi scalini, capiamo che quella sarà la difficoltà maggiore. La rampa che dal piccolo villaggio di Tikhedunga porta a quello di Ulleri, sarà un’esperienza che ricorderò per sempre.

7° giorno: dopo colazione inizia una bella camminata, che nel primo pomeriggio ci farà arrivare a Ghorepani (2800mt circa). Oggi si ha modo di vedere oltre ai famosi ponti sospesi, che ho sempre visto in televisione, i primi boschi di rododendri, pianta molto presente in questa zona. Inoltre incontriamo la neve per la prima volta dal nostro arrivo, sempre più insistente e che rende tutto ancora più magico e incantato.

8° giorno: sveglia alle 4 meno 15, colazione e via dal villaggio di Ghorepani verso il punto panoramico di Poon Hill, per essere all’alba davanti a uno spettacolo incantevole: la vista sull’Annapurna, Manaslu e sul Dhaulagiri è mozzafiato. Man mano che il sole bacia queste vette, non si sente nemmeno più il freddo sulle mani per via degli innumerevoli scatti con la fotocamera. Già alle 9 siamo in cammino verso Tadapani, ultima tappa prima di tornare a Pokhara.
Pensavamo che al ritorno fosse più facile, ma fidatevi, i gradini a scendere sono forse peggiori di quelli a salire.

9° giorno: da Tadapani si parte in direzione di un sentiero, che ci porta a una strada finalmente battuta dalle auto. Nel primo pomeriggio c’è l’incontro con il nostro fuoristrada che ci riaccompagnerà a Pokhara. Che dire, dormire nei lodge, al freddo, al gelo, ma riscaldati da una sola stufa a legna al centro della sala da pranzo, è stato molto emozionante. È stato interessante vedere come si svolge la vita cosi lontano dalla civiltà e da tante comodità (l’acqua calda per la doccia è un lusso).

10° giorno: da Polkhara prendiamo un bus e arriviamo a Katmandu, dopo un giorno di viaggio.

11° giorno: tornati a Kathmandu, ci mancano solo due cose da visitare, che abbiamo lasciato alla fine: Patan e il tempio di Pashupatinat. Come prima cosa decidiamo di vedere una delle maggiori mete degli Induisti, Pashupatinat. Non ci è permesso entrare nel tempio principale in quanto non siamo Induisti, ma possiamo girovagare tranquillamente per tutte le altre aree. Li abbiamo assistito a un funerale Induista, con cremazione del defunto. E’ stato molto strano, suggerisco a chi è un po’ impressionabile, di non andare o meglio non rimanere a guardare, l’odore che c’è nell’aria è molto forte e la scena che si presenta davanti altrettanto. E’ stata un’esperienza incredibile. La sera andiamo a Patan, ormai inglobata alla capitale. Presenta però un’anima tutta sua e la più ben tenuta Durbar che abbiamo visto. Aver visto l’accendersi delle luci e il tramonto su quei templi è stato emozionante. Anche li ci perdiamo tra le viuzze, fino a che non entriamo nella residenza della Kumari di Patan. Lei non è altro che la dea vivente per gli Hindu. E’ una bambina che viene eletta tra tantissime altre, dopo una rigida selezione. Essa rimarrà Kumari fino a che non si presenterà nel suo corpo il primo segno di sangue, che la farà passare quindi ad essere una terrestre. A quel punto perderà immediatamente i suoi privilegi e tornerà a vivere dai suoi genitori. Scopriamo con sorpresa che a Patan, in alcuni momenti dell’anno, la Kumari riceve alcune persone per delle visite, a differenza di Kathmandu. Da una finestrella ci indica e le signore al piano sono felicissime di farci scalzare e salire nella sua stanza dove lei è seduta, in attesa di vederci. Poi ci chiama a se e ci dona quella che presumo sia una specie di benedizione, ovvero il comune puntino in fronte.

12° giorno: l’ultimo giorno a Kathmandu procede in totale relax, tra una passeggiata ed un tè, dagli ottimi Momo al formaggio a una limonata. Si è fatta ora di tornare all’aeroporto, per ritornare nel nostro piccolo paese di partenza, carichi e consapevoli che il Nepal, in fondo in fondo, è una grande figata. Namaste!

Ulteriori informazioni e suggerimenti

Il trekking va pianificato dall’Italia, per evitare costi inutili sul posto e avere pronti i documenti per l’ingresso al parco di Annapurna. Anche se considerano quel trekking facile, se non si ha un minimo di preparazione soffrirete abbastanza gli infiniti scalini. Evitate tutto ciò che davvero non è fondamentale nello zaino. Assolutamente non dimenticatevi un buon sacco a pelo per la notte!

Abbiamo conosciuto Tana, la nostra guida durante il trekking, che ci ha fatto capire una cosa molto importante: il classico sherpa non è solo un portaborse, un facchino. Lui è un amico che si prende cura di te, nonostante l’altitudine, ha pazienza di fermarsi anche trenta volte in un giorno per farti riposare, si prende cura di te se stai male, è pronto a prendersi la fatica del tuo zaino se hai difficolta. In quei giorni di accompagnamento, diventa il tuo migliore amico, a cui ti affidi per non perderti e per essere sempre al sicuro. Un amico che ci ha stressato e interrogato tutto il trekking sui nomi delle montagne, sulle altitudini, sulle parole nepalesi di uso comune che non riuscivo a memorizzare, ma che ora ricordo perfettamente. E quel Namasté, che tutti ti dicono e che finisci per dirlo anche tu, anche se incroci un italiano a Kathmandu. Insomma, ti arricchisci tantissimo.

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